

Downloads STUDI POLITICO STRATEGICI-INTRODUZIONE ALLA CONFLITTUALITA’ NON CONVENZIONALE
Qual è la logica strategica che orienta la prassi di coloro che praticano la disubbidienza
civile? Di coloro che attuano pratiche comprese tra la non violenza e il
sabotaggio? Qual è la grammatica del loro linguaggio? E soprattutto è inquadrabile
nel contesto dell’arte strategica (come preferiva denominarla Clausewitz)? Quali
sono le componenti caratterizzanti delle pratiche contestatarie?
E, in particolare, esistono elementi di continuità tra le nuove modalità operative
e quelle tradizionali? A questi interrogativi, fondamentalmenete, vuole rispondere
il volume. Anticipiamo subito al lettore che risulta evidente l’esistenza di elementi
comuni tra la guerriglia e la conflittualità non convenzionale – termine coniato
da Pisano – soprattutto in relazione alla dimensione psicologica che accomuna
la guerriglia all’agitazione sovversiva e all’azione non violenta. Per quanto concerne
la guerriglia, si pensi alle tesi espresse in due celebri manuali di guerriglia
USA: quella di Winberley e quella di Newman.
Winberley (ufficiale SF) sottolinea come “guerrilla warfare is essentially a political
war”. Di conseguenza “in a political war, human being should be considered
the priority objetive”. Se è così la dimensione psicologica è essenziale: “The conception
of guerrilla warfare as political war turns psychological operations into a
decisive tool”. Concretamente lo scopo sarà attuare “the minds of all population”.
Dunque l’abbinamento di operazioni militari e psicologiche è determinante per
la riuscita: “psychological activitie should be conducted simultaneos with military
actions in order to achieve the desidered objective”.
Analogamente Newman (ufficiale dell’USMC) pone l’enfasi sulla conquista delle
“Hearts and minds” e in particolare sulla “patience, tenacity, initiative, aggression”,
ma soprattutto “struggle” che in vietnamita viene tradotto come dau trann.
L’applicazione di questo principio è possibile perché esso “means a will ingress to
fight forever against the savage invaders in a glorious and righteous contest in wich
every person must partecipate (…) Them this concept comes the foundation of the
succesfull guerrilla war”. I tre elementi che la costituiscono sono dan van, binh var
ma in particolare il dich van che è la propaganda o action among the enemy.
In relazione all’azione non violenta le riflessioni di Sharp consentiranno di individuare
quelle costanti strategiche che accomunano queste pratiche di lotta e di resistenza
al di là delle differenze. Alla fine della ricerca risulterà chiaro come il
dispiegarsi dell’azione non violenta risponda ad una logica di guerra anche se ben
camuffata a livello lessicale e ideologico. Non dimentichiamoci che la guerra ha
una natura proteiforme o camaleontica come afferma Clausewitz. D’altronde, proprio
Sharp, attraverso l’Albert Einstein Institute, ha messo a disposizione la propria
professionalità per creare le condizioni per programmare una destabilizzazione
- attraverso il gruppo Otpar – nei confronti di Milosevic, in Georgia e in Ucraina.
Le sue recenti consulenze – 2002 – all’Iraq National Council vanno nella stessa
direzione.
In definitiva, sia l’agitazione sovversiva che l’azione non violenta, possono
considerarsi tecniche di destabilizzazione fondalmentalmente neutrali al di là dei
presupposti filosofici o religiosi e, proprio per tale motivazione possono essere piegate
alle volontà politiche più diverse. La stagione romantica dell’azione non violenta
è giunta al termine e, per ironia della sorte, proprio grazie ai contributi di uno
dei suoi più autorevoli esponenti.
STUDI POLITICO STRATEGICI -INTELLIGENCE E STRATEGIA
Se negli scritti precedenti abbiamo individuato gli aspetti piu` rilevanti della conflittualita`
non convenzionale ,nel saggio attuale pur proseguendo nello studiodella
non convenzionalita`— svolto sinteticamente nella parte seconda alla luce di saggi
celebri nel contesto della letteratura strategica — abbiamo deciso di analizzare —
alla luce di numerosi colloqui informali svolti dal 2002 al 2007 a Roma con alcuni
analisti e operativi della intelligence — il modus operandi dei servizi segreti secondo
l’ottica del realismo politico,facendo emergere—nel rispetto dell’anonimato degli
uomini dei servizi — una realta` complessa e al contempo profondamente cinica
perche´ ispirata ai dettami della ragion di stato,una realta` che si e` cercato di razionalizzare
in una sorta di dizionario che storicamente abbracciasse sia il periodo della
guerra fredda che quello attuale. Ne e` emerso un quadro dai colori sfumati nel
quale realta` e illusione,verita` e menzogna finiscono per confondersi fino a sovrapporsi.
Un ’ultima osservazione per concludere:se non sono poche le costanti che
emergono dalle riflessioni degli operatori del settore e` pur tuttavia evidente che
la guerra psicologica continua a svolgere — seppure sotto poliedrici aspetti —
un ruolo di estrema rilevanza soprattutto in un contesto dominato dai mass media
e dalla concorrenza economica.
INTRODUZIONE
Nella I parte abbiamo deciso di prendere in attenta considerazione l’EZLN
grazie alla sua fondamentale importanza non solo per la storia messicana (e dell’America
Latina) ma soprattutto perche´ costituisce un movimento paradigmatico
per buona parte dei nuovi movimenti che si sono sviluppati in Europa e in
America. Per analizzarlo ci siamo serviti degli ormai classici studi di ARQUILLA
e RONFELDT della Rand Corporation di cui condividiamo l’impostazione e le
preoccupazioni.
Dopo aver illustrato gli aspetti salienti del concetto di Netwar, abbiano cercato
di individuare alcune costanti dei nuovi momenti usando una griglia semplice
— ma efficace — che si snoda in sei aspetti:
1) Origine del movimento
2) Struttura organizzativa
3) Metodi o tecniche di lotta
4) Il nemico
5) l’Apparato ideologico o la visione del nemico
6) La/le reazione/i delle istituzioni (civili e militari). Dopo averla illustrata
abbiano ritenuto utile applicarla a diversi casi specifici (come Attac, il
FSMI, i Black Bloc o i CSA italiani).
Nella II parte, abbiamo posto l’enfasi sul ruolo dei nuovi movimenti in America
Latina e sulla riflessione politica dell’attivista (e giornalista) inglese Wainwright
riflessione assai significativa perche´ sottolinea il formarsi — a partire da
Porto Alegre — e il graduale consolidarsi di una nuova forma di democrazia:
quella partecipativa.
La III e` stata strutturata in appendici in modo da sottolineare — a diversi livelli
di profondita` — il ruolo di associazioni (nazionali e non), di riviste (esclusivamente
italiane) e di intellettuali (italiani e non) che hanno contribuito — nel
loro ambito — ad esprimere una filosofia del dissenso a vario titolo ora nei confronti
delle strutture di potere in quanto tali ora nei confronti delle istituzioni
che hanno maggiormente contribuito alla globalizzazione. Dissenso che, pur
avendo connotazioni ideologiche differenti, presenta elementi di profonda continuita`
nell’ambito della pars destruens.
Nella IV parte abbiamo voluto mettere in evidenza alcune caratteristiche rilevanti
al dissenso cattolico (che abbiamo approfondito in un secondo momento) e
soprattutto del dissenso del sindacalismo antagonista di cui i COBAS sono indubbiamente
esponenti autorevoli.
Nella parte V, concentrando la nostra attenzione sul alcuni protagonisti della
pedagogica antagonista, abbiamo voluto dimostrare il ruolo decisivo della guerra
psicologica alla istituzioni dominanti attuata attraverso il dispositivo educativo,
guerra psicologica che procedendo — direbbe Clausewitz — per logoramento
vorrebbe raggiungere il traguardo ambizioso di costruire ‘un uomo nuovo’ conquistando
spazi di potere accademico ed editoriale.Si pensi, a titolo di esempio, a
Capitini o a Borghi.
Nella parte VI abbiamo approfondito temi ed autori del dissenso cattolico allo
scopo di dimostrare come la conflittualita` non convenzionale abbia avuto modo
di esprimersi al meglio proprio grazie al cattolicesimo progressista.
Particolare attenzione — non a caso — e` stata prestata alla teologia della liberazione.
Nella parte VII abbiamo illustrato gli aspetti essenziali di alcuni autorevoli
protagonisti della cultura del dissenso che hanno formulato una interpretazione
della storia profondamente anti-realista.
Nella parte VIII non potevamo esimerci dal presentare — in forma essenziale
— la riflessione politica di alcuni storici protagonisti della cultura anglo-americana.
Nella parte IX la nostra riflessione ha cercato di mettere a confronto — implicitamente
— tre autori che, pur partendo da tecniche di conflittualita` non
convenzionale analoghe, sono giunti a conclusioni assai diverse in merito alla efficacia
dell’azione non violenta (mi riferisco naturalmente a quelle di MANDELA).
Nella sezione X abbiamo—in prima battuta—voluto porre l’enfasi sul ruolo
di una parte della comunita` accademica italiana nei confronti delle tematiche
della guerra e della pace e, in seconda battuta, abbiamo altresı` sottolineato il ruolo
di vero e proprio potere antagonista che oramai svolgono determinati centri o
determinate associazioni nei confronti delle istituzioni (in particolare di quelle
militari).
Nella parte XI abbiamo voluto — brevemente — illustrare le riflessioni fondamentali
per il pacifismo cristiano del novecento di MAZZOLARI e DEL VASTO
alle quali abbiano fatto seguire un’analisi delle argomentazioni dei piu` noti
raggruppamenti accademici italiani anti-militaristi e anti-USA. Infine, abbiamo
esposto le celebri tesi di THOMPSON a favore del disarmo nucleare e del neutralismo
politico.
Nella parte XII abbiamo volutamente posto l’enfasi sulla istituzionalizzazione
dell’anti-militarismo attraverso l’ODC, difeso a livello filosofico da Tolstoj e a
livello politico anche del PRI.
Nella parte XII ci siamo limitati a prendere in considerazione alcuni celebri
registi nei cui film l’anti-capitalismo e/o l’anti-militarismo costituiscono temi dominanti.
D’altronde, la scelta del cinema come argomento da trattare nel contesto
della CNV(acronimo per indicare la conflittualita` non convenzionale, ndr), e`
fin troppo ovvio: indipendentemente dalle riflessioni di Baroni (v primo volume)
risulta evidente la centralita` dei mass-media come strumento di indottrinamento,
di contro informazione e quindi di guerra psicologica.Il condizionamento attraverso
l’immagine e` indubbiamente piu` efficace rispetto alla parola scritta.
Nella parte XIV, riprendendo la griglia interpretativa usata nella parte prima
di questo volume, abbiamo analizzato alcuni esempi storici di CNV facendo riferimento
al celebre studio di Teodori.
Nella parte XV — infine — pur avendo omesso alcuni esponenti di rilievo
dell’antagonismo ecologista radicale (pensiamo a ZERZAN e a CAMENISH),
abbiano—in linea generale—cercato di dare un quadro abbastanza chiaro delle
tendenze dell’ala ecologista piu` intransigente (rispetto al WWF, Lega Ambiente
e Italia Nostra) del novecento.
A conclusione del volume abbiamo posto due appendici strutturate nel modo
seguente:
— nella prima appendice abbiamo ritenuto indispensabile illustrare abbastanza
estesamente la genesi della conflittualita` non convenzionale a partire dal
sessantotto e dal settantasette facendo riferimento a volumi considerati indispensabili
— dal movimento antagonista — per una conoscenza approfondita
di quei periodi.
— Nella seconda appendice le riflessioni di Gehehen costituiscono oramai un
classico dell’analisi politico-strategica della cold war, analisi utilissima ancora
oggi, mentre quella del Col. Pisano rappresentano una breve ma
estremamente significativa introduzione alla conflittualita` non convenzionale.
Altrettanto decisive — ci sono parse — le analisi del servizio segreto
interno tedesco,della polizia federale svizzera,del sisde e del ros, di Baud
— uno dei piu` significativi analisti strategici francesi contemporanei — e
infine — di Lucas/Tiffreau analisti della Ecole de Guerre Economique
istituzione francese all’avanguardia in Europa per lo studio della guerra
psicologica applicata all’economia e all’antagonismo anti-capitalistico.
PREMESSA
In primo luogo rispetto al primo volume — di natura strettamente teorica —
il secondo volume svolge una rassegna ampia — ma non esaustiva — di associazioni,
ong, riviste e di intellettuali che hanno teorizzato e/o praticato le tecniche
della conflittualita` non convenzionale e che hanno sostenuto orientamenti ideologici
anti-militaristi, pacifisti o ecopacificisti etc. Nella maggior parte dei casi
questi attori (istituzionali o meno), hanno attuato a livello di conflittualita` non
convenzionale ora la Guerra psicologica ora la Disobbedienza civile ora l’Agitazione
sovversiva nei confronti di determinate istituzioni nazionali e sovranazionali
allo scopo di modificarle spesso in modo strutturale.
Questa analisi e` stata possibile grazie agli illuminanti saggi di ARQUILLA e
RONFELDT della Rand corporation, alle riflessioni di Pisano sulla conflittualita`
non convenzionale, agli studi di Di Nunzio e Rapetto sulle nuove guerre, alle riflessioni
sulla ‘guerre psycologique’ della scuola strategica francese e,infine,grazie
alle riflessioni dell’analista francese BAUD.
In secondo luogo — prima di concludere — e` opportuna una precisazione di
ordine metodologico: il nostro studio ha avuto come scopo primario quello di
individuare le principali tecniche non convenzionali e dunque asimmetriche all’interno
degli approcci antagonisti, ma non ha avuto quello di compiere ne´ un
inquadramento storico—tranne che per il ’68 e il ’77—ne´ una esposizione teoricamente
esaustiva degli attori coinvolti nella prassi antagonista. A tale proposito,
questo volume presuppone da parte del lettore, una discreta conoscenza
di base sul ruolo svolto dei movimenti antagonisti sul corso del novecento e
sui principali protagonisti del dissenso laico e religioso.
In terzo luogo, il lettore attento, non potra` non constatare la profonda continuita`
tra le modalita` operative del ’68 e del ’77 e quelle attuali, continuita` dovuta
al fatto che non pochi protagonisti di quel periodo hanno perseguito la loro
attivita` antagonista contro i medesimi obiettivi usando tecniche analoge.
POTERE MARITTIMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE NEGLI SCENARI MULTIPOLARI
L’auspicio di un nuovo ordine internazionale che si costituisce alla fine della
cold war e` stato ampiamente smentito da uno scenario internazionale multipolare
e inevitabilmente instabile. Risulta necessario fornire adeguate interpretazioni,
anche alla luce del ruolo del sea power nel XXI secolo, che risultino in grado
di chiarire gli aspetti essenziali. Proprio allo scopo di conseguire in modo efficace
tale finalita` , i saggi scelti pongono l’enfasi sul ruolo centrale della strategia navale
e della storia militare navale contemporanea nell’architettura di sicurezza
della NATO, dell’UEO, degli USA e in particolare della Royal Navy, sottolineando
la cruciale importanza del Mediterraneo.
LA SICUREZZA INTERNAZIONALE E IL CONTROLLO DEGLI ARMAMENTI
Nella prima parte del volume, vengono forniti alcuni dati essenziali su alcuni
aspetti della guerra a base NBC tenendo sempre presente: a) che gli Stati sono i
principali protagonisti della politica internazionale e che ad essi compete l’indicazione
degli interessi e dei valori della comunita` ; b) per ricordare che nascondere
la realpolitik dietro eufenismi o escamotage lessicali puo` essere utile per
consolidare il consenso e contenere il rumore di fondo delle piazze; c) non e`
possibile l’ardire senza la forza di imporle e la realizzazione di una sicurezza cooperativa
crea i presupposti per ridurre i costi finanziari ed umani; d) il controllo
degli armamenti costituisce un compito rilevante per ogni strategia di sicurezza;
e) al contrario il disarmo non puo` costituire una scelta realisticamente perseguibile.
D’altra parte, la sicurezza globale si puo` mantenere attraverso complessi e
sottili meccanismi di contrattazione giuridica e diplomatica.
Nella seconda parte del volume, l’autore realizza un percorso molto semplice:
inizia analizzando le caratteristiche del problema, cioe` le armi chimiche e il loro
potenziale destabilizzante alla luce anche degli esempi storicamente documentati
del loro impiego effettivo o presunto. Inoltre, illustra in modo sintetico ed efficace
le vicende negoziali che hanno portato allo sviluppo dell’attuale contesto
istituzionale, per poi passare alla descrizione degli elementi costitutivi fondamentali
della convenzione di Parigi. Infine, la relazione per l’enfasi su un caso concreto
di applicazione delle norme sulle distruzioni rappresentate dall’esperienza
della Federazione Russa, caso concreto che risulta essere di estrema importanza,
perche´ emblematicamente riunisce tutte le difficolta` che si possono incontrare
nel gestire un aspetto attuativo complesso senza omettere l’indubbia potenzialita`
della convenzione della lotta contro il terrorismo.
L’Appendice ha lo scopo di illustrare sintenticamente i principali capisaldi
del realismo, capisaldi che — opportunamente integrati — possono costituire
un utile strumento ermeneutico sia per la politica estera che per quella di sicurezza.
Temi, strutture organizzative e modalità operative
Intelligence e strategia
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